LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE
IL LINGUAGGIO
Il linguaggio è il principale strumento di comunicazione che permette, non solo agli esseri umani ma anche agli animali o ai dispositivi tecnologici, di scambiarsi informazioni e interagire. Esso è formato da un insieme di suoni, gesti e codici.
L'uomo è l'unico essere vivente ad aver sviluppato un sistema di comunicazione astratto: l'alfabeto. L'alfabeto utilizza dei simboli, chiamati significanti, che rimandano a dei concetti, cioè i significati: le lettere A, P, E che compongono la parola "APE" sono i significanti, mentre il concetto di
"ape" insetto con pungiglione che produce il miele) è il significato.
I linguaggi umani hanno due proprietà:
• arbitrarietà, si basano cioè su convenzioni, accordi stabiliti tra coloro che comunicano (è per convenzione che la parola "ape" indica l'insetto con pungiglione che produce il miele);
• produttività, perché è sempre possibile introdurre nuovi termini.
IL LINGUAGGIO VERBALE
Gli esseri umani sono gli unici a utilizzare il linguaggio verbale: si esprimono e comunicano attraverso l'uso della parola in forma orale o scritta.
Il linguaggio verbale è alla base delle diverse lingue utilizzate nel mondo: insiemi di parole che, unite tra loro, formano frasi dotate di senso per trasmettere dei significati.
La disciplina che studia il linguaggio umano e le lingue si chiama linguistica e comprende diversi settori:
• la fonetica, cioè lo studio dei suoni usati nelle diverse lingue;
• la morfologia, che si occupa delle parole e della loro struttura;
• la sintassi, che studia le relazioni delle parole all'interno delle frasi;
• la semantica, ovvero lo studio dei significati delle parole.
LA STRUTTURA DEL LINGUAGGIO VERBALE
Dal punto di vista della struttura, il linguaggio è formato da diversi elementi:
• i foni: sono i suoni linguistici emessi dall'uomo per parlare;
• i fonemi: sono le unità sonore minime di ciascuna lingua che servono per distinguere le parole. Si differenziano dai foni perché vengono studiati non in relazione al suono ma al significato: per esempio nelle parole "pasta" e "basta" /p/ e /b/ sono due fonemi, perché modificano il significato della parola;
• i morfemi: sono le unità minime di significato: fonemi o insiemi di fonemi dotati di senso;
- le parole sono insiemi di morfemi dotati di significato, che costituiscono il lessico di una lingua;
- le frasi sono insiemi di parole collegate da precise regole che a loro volta formano testi e discorsi. Per capire il senso di una frase non basta considerare il significato delle singole parole, ma occorre comprendere anche l'ordine e il ruolo che queste parole assumono all'interno della frase, cioè la sintassi.
IL CONTESTO DEL LINGUAGGIO
Per comprendere il linguaggio verbale non basta tenere conto delle diverse componenti linguistiche, ma è fondamentale anche il contesto. La situazione in cui avviene un determinato discorso si chiama contesto extralinguistico e comprende diversi fattori: il tempo e il luogo in cui si parla, l'argomento della comunicazione, le persone coinvolte e così via.
Il filosofo del linguaggio John Austin (1911-1960) ha elaborato la teoria degli atti linguistici, in base alla quale il contesto e l'atto del parlare si influenzano e modificano reciprocamente. Secondo Austin in ogni enunciato, cioè frase pronunciata, sono presenti tre azioni:
• l'atto locutorio, cioè l'azione del parlare e il contenuto del messaggio;
• l'atto illocutorio, cioè l'intenzione comunicativa di chi pronuncia la frase, per esempio chiedere, pregare, ordinare, suggerire ecc.
• l'atto perlocutorio, cioè l'effetto che la frase produce su chi riceve il messaggio.
In sintesi, secondo Austin parlare equivale ad agire.
I DISTURBI DEL LINGUAGGIO
L'acquisizione e lo sviluppo del linguaggio nel corso della crescita può presentare alcune difficoltà, classificate come "disturbi specifici del linguaggio". Tra questi vi sono i disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa), cioè difficoltà ad apprendere alcune abilità insegnate nei primi anni di scuola, come:
• la dislessia, cioè la difficoltà nell'imparare a leggere;
• la disgrafia, che si manifesta nella difficoltà a produrre i segni grafici della scrittura;
• la disortografia, cioè la difficoltà a scrivere correttamente;
• la discalculia, che si manifesta nella difficoltà a elaborare i numeri ed eseguire i calcoli.
LA COMUNICAZIONE
La comunicazione è la condivisione di informazioni, pensieri ed emozioni. Essa avviene non solo tra esseri umani, ma anche tra animali, piante o addirittura macchine.
I bambini imparano prima la comunicazione non verbale del linguaggio verbale. La comunicazione non verbale comprende i gesti, le espressioni del volto, i comportamenti che trasmettono dei messaggi ed esprimono delle intenzioni senza l'utilizzo della parola.
Gli esseri umani utilizzano diverse forme di comunicazione verbale e non verbale. Ogni giorno siamo immersi in un flusso continuo di scambi e comunicazioni, perché comunicare ed entrare in relazione con gli altri è uno dei bisogni primari degli esseri umani.
I MODELLI DELLA COMUNICAZIONE
Esistono principalmente due modelli per descrivere la comunicazione: il modello lineare e quello circolare.
• Negli anni Quaranta del secolo scorso l'ingegnere Claude Shannon (1916-2001) e il matematico Warren Weaver (1894-1978) hanno elaborato il modello lineare, chiamato così perché la comunicazione viene descritta come una trasmissione lineare e unidirezionale che parte da una fonte e arriva a un destinatario.
Immaginiamo due persone, una che parla e l'altra che ascolta: la mente di chi parla è la fonte del messaggio, mentre la sua voce è l'emittente, perché emette il messaggio. Questo messaggio giunge in maniera lineare alla persona che ascolta, il destinatario, che lo riceve tramite il suo apparato uditivo, che è il ricevente. Il messaggio viene trasmesso usando un codice, cioè le parole: l'emittente trasforma il pensiero in parole, cioè codifica il messaggio, mentre il ricevente lo decodifica, cioè trasforma le parole in pensiero. Il messaggio, inoltre, viaggia attraverso un canale di trasmissione (in questo caso le onde sonore della voce) e può subire un'interferenza, un rumore, che può essere fisico (altri suoni che impediscono di comprendere il messaggio) o psicologico (lo stato d'animo di chi parla o ascolta).
• La Scuola di Palo Alto ha invece elaborato, negli anni Sessanta, il modello circolare. Secondo tale modello la comunicazione non si ferma al destinatario, ma ritorna all'emittente tramite un feedback. Se, mentre la prima persona parla e trasmette il messaggio, l'altra annuisce, sorride oppure fa una smorfia, sbuffa o incrocia le braccia, essa sta emettendo un feedback, cioè un segnale di ritorno che influenza la comunicazione.
Un altro elemento che ha un ruolo fondamentale nel modello circolare è il contesto: il significato di una comunicazione dipende dal contesto nel quale essa avviene. Esso può essere:
- esterno, cioè il luogo e la situazione in cui si verifica la comunicazione;
- interno, cioè l'insieme delle idee, dei pensieri e delle esperienze di coloro che comunicano.
LE FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE
Negli anni Sessanta del Novecento il linguista russo Roman Jakobson (1896-1982) ha studiato la comunicazione dal punto di vista degli scopi, cioè delle intenzioni per cui essa si verifica. Egli ha cosi individuato sei differenti funzioni:
• la funzione fàtica è propria dei messaggi che servono a stabilire o interrompere un contatto tra gli interlocutori, per esempio «Pronto?» quando si risponde al telefono;
• la funzione referenziale riguarda il contesto e la trasmissione di informazioni e dati, per esempio «Il treno parte alle 7:30»;
• la funzione espressiva riguarda l'emittente e la trasmissione dei suoi stati d'animo, per esempio «Oggi sono stanco»;
• la funzione conativa riguarda il destinatario e i messaggi che intendono influenzare il suo comportamento, per esempio «Ricordati di prendere l'ombrello»;
• la funzione metalinguistica riguarda il codice e la riflessione sulla lingua stessa, per esempio «La parola 'vivace' è un aggettivo»;
• la funzione poetica riguarda la forma dei messaggi trasmessi, cioè la musicalità, la scelta delle parole, le rime, come per esempio la poesia.
LA PRAGMATICA DELLA COMUNICAZIONE
La pragmatica della comunicazione è un campo di studi sviluppato negli ultimi decenni da linguisti e psicologi per osservare gli effetti della comunicazione sul comportamento delle persone.
A questo proposito la Scuola di Palo Alto ha individuato cinque assiomi, cioè principi, della comunicazione.
1. Non si può non comunicare: non solo il linguaggio verbale, ma qualsiasi comportamento comunica un messaggio.
2. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione: non è importante solo il messaggio in se stesso, ma anche il modo in cui viene comunicato.
3. La natura di una relazione dipende dall'ordine ("punteggiatura") delle sequenze di comunicazione tra i soggetti: la comunicazione avviene in maniera bi-direzionale, dall'emittente al destinatario e viceversa.
4. Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico sia con quello analogico: la comunicazione è sia verbale (modulo numerico) sia non verbale (modulo analogico).
5. Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull'uguaglianza o sulla differenza: i rapporti tra coloro che comunicano generano un livello di comunicazione di pari livello, per esempio tra due amici, o asimmetrica, per esempio tra padre e figlio.
Il filosofo del linguaggio John Austin (1911-1960) ha elaborato la teoria degli atti linguistici, in base alla quale il contesto e l'atto del parlare si influenzano e modificano reciprocamente. Secondo Austin in ogni enunciato, cioè frase pronunciata, sono presenti tre azioni:
• l'atto locutorio, cioè l'azione del parlare e il contenuto del messaggio;
• l'atto illocutorio, cioè l'intenzione comunicativa di chi pronuncia la frase, per esempio chiedere, pregare, ordinare,
suggerire ecc.
• l'atto perlocutorio, cioè l'effetto che la frase produce su chi riceve il messaggio.
In sintesi, secondo Austin parlare equivale ad agire.
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